Carlo Parlapiano

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Carlo Parlapiano è nato a Lucca Sicula, un paesino dell'agrigentino, l'11 dicembre del '45 da Francesca e Calogero Parlapiano; fin dall'infanzia ha sperimentato anche dentro la sua famiglia le asperità e le sofferenze che hanno segnato questa bella terra siciliana (la povertà, l'emigrazione del papà e altro) che hanno maturato in lui una sete di ideali veri.

Dopo gli studi a Palermo e brevi periodi di lavoro in Germania, è stato affascinato dall'ideale dell'unità di Chiara Lubich e del Movimento dei Focolari, tanto da lasciare tutto, a vent'anni, per vivere questa divina avventura, prima nella cittadella di Loppiano, poi ad Ancona: una intensa e radicale esperienza comunitaria di amore vero e concreto a Dio ed ai fratelli.

Questa realtà ha animato anche la sua esperienza di lavoro, a contatto con le persone più fragili, prima a Loreto, poi a Jesi, a servizio di portatori di handicap di malati psichici e da ultimo di tossicodipendenti: brani di umanità piagata con cui ha condiviso dolori, sofferenze e speranze, amandole con la qualità di un serio servizio professionale di assistente sociale imbevuto di amore concreto.

Nel luglio del 1977 sposa Rosalia Bigliardi, Lia; insieme con i figli Daniele e Marco vivono con intensità una comunione ricca e nello stesso tempo profonda di affetti, di interessi umani e spirituali, tanto intima quanto aperta a vivere una esperienza comunitaria con altre famiglie: nascono a Jesi gruppi di Famiglie Nuove, che si impegnano a vivere l'unità dentro la famiglia e tra famiglie, attraverso l'amore reciproco e la comunione di beni materiali e spirituali.

Carlo stringe un rapporto sempre più vivo con la Diocesi ed il Vescovo, alimentato da rinnovate disponibilità a vivere i momenti salienti del cammino della Chiesa locale, a farsi promotore di iniziative significative secondo lo stile del Concilio Vaticano II.

E' anche partecipe attento della vita sociale della città e della regione, si impegna con passione nel sindacato, in organismi scolastici, nelle adozioni a distanza; con Lia è presente nelle manifestazioni civili e culturali, con l'occhio aperto a cogliere il significato vero e profondo degli avvenimenti.

L'amore concreto ai fratelli lo porta ad un rapporto sempre più profondo con Dio, che matura nell'impegno di compiere con radicalità il santo viaggio della vita.

Le tappe della vita di Carlo sono scandite dal costante rapporto con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, il cui Ideale di vita evangelico Carlo ha fatto suo radicalmente. Da lei ha ricevuto una frase del Vangelo da vivere in modo particolare: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi" (Gv 15,9).

Abbiamo trovato alcune delle lettere che Carlo ha scritto a Chiara: ve ne leggo alcuni stralci certo che Carlo, che è stato uomo di comunione, sìa contento di farci dono delle sue cose più intime.

Il 24 aprile 1967, due anni dopo il suo incontro con l' Ideale, le scrive: "Gesù in questi ultimi giorni mi si è manifestato e mi ha fatto capire che la strada mia è questa, quella di Gesù Abbandonato, lo lo scelgo con tutta l'anima, la mente e le forze."L'espressione Gesù Abbandonato indica il momento culmine della passione di Gesù in croce quando si sente abbandonato dal Padre e urla il suo "perché".

In un'altra lettera: "Ho provato tanta gioia nel dire il mio si a Gesù ed ho ringraziato la Madonna di avermi accettato in focolare. La straordinaria vocazione che ci hai svelato mi affascina. Ti assicuro che ce la metterò tutta per restare fedele a questa chiamata all'Amore".

Il 17-1-90 per Carlo giunge il momento di consacrarsi a Dio come focolarino coniugato; scrive: "E' arrivato il momento di pronunziare il mio sì per sempre. Sono contento perché avverto un amore particolare di Gesù. Lui mi conosce e mi ha scelto. Se guardo per un attimo al mio passato vedo una vita di tante grazie e tante infedeltà, ma i momenti più belli ed intensi sono stati l'incontro con lui abbandonato. Consacro la mia vita a Lui."

Nel 2002, in occasione del 25° di matrimonio, Carlo e Lia ricevono da Chiara una frase del Vangelo come Parola da vivere insieme: "Al di sopra di tutto vi sia la carità, che è il vincolo dello perfezione" (Col. 3,14).

E arriviamo al Natale del 2002 con un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute: "Volevo aggiornarti sulla situazione della mia salute: mi è stato comunicato la necessità di un intervento assai complesso al fegato e, insieme allo spavento, ho avvertito che era lo stesso Gesù di sempre (quello della chiamata) che mi invitava ad avere fiducia."

E ancora il 3 gennaio 2004 mentre era in lista di attesa per il trapianto di fegato: "Mi sembra che alcuni momenti d'unione con Dio li abbia sperimentati per la presenza di Gesù in mezzo a noi (Carlo si riferisce al brano di Matteo 18,20 dove Gesù promette la sua presenza a chi è unito nel suo nome). Un anno fa rispondendo a una mia lettera mi dicevi che Maria appianerà ogni difficoltà. Ho potuto sperimentare quanto sia vero! Le difficoltà sono presenti, la so­spensione e la lunga attesa (del trapianto) mi hanno fatto sperimentare un amore speciale di Gesù e gustare la tenerezza di Maria."

E ancora il 13 febbraio 2004, il giorno prima dell'operazione di trapianto del fegato:

"E' vero, come tu dici quando parli dell'unione con Dio, che di notte si vede più lontano. Dopo aver fatto l'esperienza straordinaria di Maria nell'anno del rosario, sto facendo l'esperienza dell'unione con Gesù Eucaristia. Mi è parso di unire i miei dolori ai suoi: avverto che tutto è Suo dono. La luce che ne è scaturita è stata di sollievo e sostegno in questo momento di prova. lo non lo so se è vero Chiara: a me pare di avere un rapporto con lo Spirito Santo più vivo e sperimento la forza che mi fa andare avanti e tanti altri effetti".

In risposta a quest'ultima lettera di Carlo, Chiara gli scrive il 17-2-04: "Certamente Gesù ha accolto l'offerta dei tuoi dolori, che unita ai Suoi, porta tanto frutto. E lo spirito Santo, Spirito d'Amore, ti si fa sentire vicino e ti sostiene. Grazie Carlo e avanti! Dio ti ama immensamente e conduce la tua vita."

Certamente la vita di Carlo è stata travagliata, specie in questi ultimi anni di malattia. Ma ciò che ho in cuore e che mi rimane come ricordo vivo è proprio l'Amore di Dio che Carlo ha sempre sentito come il vero regista della sua vicenda umana.

Diceva un focolorino dopo averlo incontrato in ospedale:

"Anche se il corpo di Carlo vive questi momenti terrìbili di dolore e di attesa, la sua anima è più viva che mai".

E un altro che ha vissuto a lungo con Carlo: "La prima impressione che mi ha doto, e che è rimasta intatta sempre, è di una persona che ha raggiunto l'umiltà attraverso la sofferenza. Carlo cercava di cogliere nel segno il desiderio dell'altro e lo esaudiva nel modo più nobile e rispettoso."

Vorrei concludere esprimendo un grazie immenso a te, Lia, a voi Daniele e Marco per quello che siete per Carlo nel cui amore ormai siete incastonati nell'eternità, in Dio.


 

Testo letto da Antonio de Logu, a nome del Movimento dei Focolari, al termine della S. Messa in Duomo.

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Carlo Parlapiano assieme a Chiara Lubisch fondatrice del Movimento dei Focolari

 

 

 

 

               

 

 

 

24 ottobre 2008 Convegno sull'Islam