Leggenda del SS. Crocifisso di Lucca Sicula

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E' una leggenda di cui si parlava. Noi siamo venuti a conoscenza del testo per merito del prof. Vito Silvio e

del prof. Calogero Mirabella. (Il convento di cui si parla può fare riferimento a La zotta di li monaci in contrada Canalicchio)

LA SIEPE DELLA VIGNA

Era il giorno di San Benedetto. Un frate del convento di Lucca (Lucca Sicula, in provincia di Agrigento. Nota dell'autore) predicava:

— Chi dà al povero presta a Dio; egli rende cento a chi da' un denaro. —

Nella chiesa, in fondo, vicino al fonte dell'acqua santa, c'erano due vecchietti che stavano per andarsene prima che la predica terminasse.

— Non sono sicuro di aver chiuso a chiave la porta di casa.  —      

— Giusto con questi tempi!  —

Uscirono e ciascuno pensava alle parole del frate: «Il Signore a chi da' un denaro ne rende cento ». Essi non erano usurai, ma contavano e ricontavano il gruzzolo, che tenevano sotto il materasso dentro una calza che pareva un sacco di olona. Contavano.

— Dieci scudi l'olio, ma ogni due anni; cento scudi il grano, sudati alla pioggia, al sole, al vento; otto scudi il carbone, e c'è voluto un bosco per farlo. —

Ripetevano le parole udite in chiesa:

— Il Signore dà cento a chi presta uno. — C'era negozio migliore? Se da' tanto, significa che è giusto. Egli è di parola. Vendettero la casa, il campo, i buoi, l'asino, si tennero il cane perché era vecchio e nessuno se lo sarebbe preso nemmeno regalato. Ricavarono duemila scudi e li dettero ai poveri, cioè li prestarono a Dio. Quando non ebbero più nulla da vendere e da distribuire, seguiti dal cane, si recarono dal frate.

— Frate, noi abbiamo venduto la casa, il campo, le bestie. Il danaro è stato dato ai poveri. Ora secondo le vostre parole, dobbiamo avere la ricompensa. Chi ci pagherà? Voi?  —

— Al Signore avete dato e Lui vi pagherà.  —

— Dove dobbiamo andare? Dove si trova? —

— Nella chiesa del convento di Lucca c'è un Crocifisso. Parlategli e ditegli che volete esser pagati. —

— Padre, vi ricordate le parole della predica? Cento per uno.

— Sì, sì, cento per uno. —

Appoggiati ad un bastone di pellegrini, seguiti dal cane, i vecchietti prendono la via dei monti. L'uomo portava una bisaccia.

Che pensi ? — domanda alla moglie — la riempiremo? In tal caso la prima spesa sarà per l'acquisto di una mula. 

— Còmpratela baia e col muso scuro. — 

— Si, si. —

Intanto non avevano da dare un pezzo di pane di crusca al cane che si sfamava coi baccelli delle fave che erano nei prati.

— Compreremo un bel podere, in una valle aperta al sole, con un bel cascinale. La casa in paese la vorrei vicino alla cattedrale per sentire senza tanto scomodo le belle prediche della quaresima. —

La pioggia li colse mentre attraversavano un villaggio. Si ripararono in un'osteria. Sul focolare alcuni mulattieri arrostivano un agnello.

— Sia lodato Gesù e Maria. — 

— Oggi e sempre. —

— Signor oste, avremmo appetito, ma non abbiamo nulla da pagarvi. —

— È vero che questo luogo non è un ospizio, ma un pezzo di pane posso darlo anch'io. — 

— Non abbiamo danari, ma andiamo a riscuotere. Il pane ve lo pagheremo al ritorno. —

E gli narrarono le parole della predica e lo scopo del viaggio. I mulattieri li guardavano e ridevano. Essi avevano girato il mondo e ognuno diceva all'altro:

— Pazzi come questi non se ne vedono. —

Gettarono qualche osso al cane. L'oste, sebbene sembrasse un brigante, dette loro il pane, un pezzo di carne affumicata ed una brocca di vino. Si sedette con loro. Quando i mulattieri uscirono dopo aver pagato, chiese:

— Andate al Crocifisso di Lucca? Accettate per amore quello che v'ho dato, però vi prego di domandargli per quale motivo la vigna non mi fa più un grappolo. La coltivo come comanda Dio: tre zappature, potatura corta, impalate, inzolfate; foglie un mare e uva niente. Perche' nessuno passasse tra i filari l'ho cinta con una siepe che non la salta nemmeno un cavallo. Domandategli come va questa faccenda? Non ve lo dimenticate. Ditegli pure che ogni venerdì accendo la lampada e che, sebbene oste, sono un cristiano. —

Si congedarono:

— Sia lodato Gesù Cristo. —  Oggi e sempre. —

— Non vi dimenticate. Ecco la vigna — ed indicò un rettangolo di terreno rossigno che pareva senza vegetazione tra i boschi e i prati.

Cammina, cammina, arrivarono al convento di Lucca. Nella piazza c'era la fiera. Tra le bestie portate al mercato c'era una mula baia che avrebbe potuto essere la cavalcatura di un vescovo. .

— La vendete? — 

— A chi la paga. Sul dorso ci si può caricare una montagna, mansueta come una pecora.—

e così dicendo il padrone le tirava la coda e le alzava un piede posteriore. Intervenne la donna:

— Dopo la Messa si vedrà. Non sentite la campana? — 

Entrarono in chiesa. Diritti all'altar maggiore. Sarebbero entrati nel coro se non vi fossero stati i monaci che cantavano la Messa: quattro sull'altare, sette di qua e sette dì là, in una nuvola d'incenso. Guardavano il Crocifìsso come per dire: noi siamo qui. Si sentirono la Messa cantata e quelle piane. Era l'ora di chiudere la chiesa, c'erano rimasti soltanto loro due, ed il sagrestano che agitava un mazzo di chiavi:

— Bravi cristiani, devo chiudere la chiesa si apre per i vesperi. —

— Per sentirci la Messa, senza offesa, è buona ogni chiesa, ma noi siamo venuti da molto lontano per parlare con lui, col Signore. —  Anche il sagrestano pensò di essere davanti a due pazzi.

— Fate liberamente — e andò dal priore a riferirgli.

— Ci sono due vecchi che non vogliono uscire perché devono parlare col Crocifìsso. — Il priore si liscia la barba, dice:

— Chiudi la porta e lasciali dentro: sorvegliali dallo spioncino della sagrestia.  —

I vecchietti, ora che sono soli, s'inginocchiano davanti al Crocifisso.

— Signore, voi lo sapete meglio di noi, ma dateci la soddisfazione di ripeterlo; abbiamo venduto tutto ciò che avevamo e lo distribuimmo ai poveri. Ci siamo fidati delle parole di quel frate che predicava: chi da' ai poveri presta a Dio, Egli restituisce cento per uno. Ci pagate? Non abbiamo fretta. Se oggi è festa, ritorneremo domani. — 

Il Crocifisso lasciò cadere un sandalo che aveva al piede. Esso era tempestato di gemme. I vecchietti lo misero nella bisaccia; capivano che era roba di prezzo, ma non sapevano di quanto valore.

— Signore, questo solo ci date? —

Egli gettò l'altro sandalo dicendo:

— Andatevene, quello che v'ho dato è assai più di quello che vi tocca, assai più di cento per uno. —

Restarono in ginocchio.

— Signore, una mano lava l'altra. C'è stato un benefattore che ci ha dato da mangiare senza danari, voi lo conoscete: egli vuoi sapere perché non gli fate fruttificare la vigna. —

Ditegli che prima non c'era la siepe, e chi passava d'estate, vedeva l'uva, coglieva un grappolo, si rinfrescava la bocca ed esclamava: «Sia lodato Dio!». Si toglieva l'arsura e proseguiva il cammino disposto al bene, perché non c'erano i rovi con le spine fra la sete e l'uva. Io compensavo l'oste dandogli molto più, mille volte più di quello che i viandanti gli prendevano. Ma lui ha messo la siepe che ha le spine e non può essere saltata nemmeno da un cavallo. Quei poveri che hanno fame e sete sono io, e mia è la fame, mia è la sete. Egli mise per me la siepe come se mi avesse detto: Signore, ti lascio fuori, ti chiudo il passo. E uva non gliene mando.  

Il sagrestano vedeva ed udiva.

— Padre priore, il Crocifìsso s'è tolti i sandali e lì ha gettati, poi hanno parlato d'una vigna, dell'uva, d'una siepe e della sete. —

— Chiamali, falli entrare.

Pss... Pss...

— Che volete? —

— Passate in sagrestia. — Il priore chiede:

— Perché il Signore vi fece questo regalo? —

— Perché gli abbiamo prestato sulla parola, ci ha reso il cento per uno. —

— Aspettate. Volete cambiare i sandali con un sacco di monete d'oro? —

Gli porse il sacco che pesava più di quattro staia di grano.

Deo gratias! — Sulla piazza c'era quello della mula.

— Quanto? Cinquanta reali, la cavezza è regalata. —

L'uomo caricò la bisaccia alla bestia e strinse forte la cinghia. Andavano; lui avanti tenendo la mula a mano, la moglie dietro col cane. No, il sacco non l'avrebbe perduto. Ora ora, li dovevano incontrare i mulattieri che avevano riso tanto all'osteria! Cammina, cammina, passarono dal paese ove l'oste aspettava sulla porta.

— V'ha pagato il Crocifisso? —

— Sì, ci ha pagato. —

— Gli avete domandato per me? —

— Non ce ne siamo dimenticati.

— Che vi ha detto? —

— Prima la vigna fruttava perché era senza siepe e chi passava poteva cogliere l'uva. Ora ci sono le spine e le spine grappoli non ne fanno e non ne danno. —

Cammina, cammina. Si fermarono sotto un ulivo. C'era un fraticello che parlava coi fili d'erba, con le rondini, col sole.

Frate, il Crocifisso di Lucca mantiene le promesse; noi abbiamo dato uno e lui ci ha reso cento.  Rispose il frate:

—Assai più vi darà se darete e non chiederete nulla. — 

Essi comprarono il podere dove avevano incontrato il fraticello, davanti al quale s'erano inginocchiati il cane e la mula. Lasciavano aperte le porte della casa, affinchè ognuno trovasse il pane ed il vino. Di notte accendevano il fanale sulla porta; i banditi, gli sperduti, i viandanti entravano e lodavano Dio. Non vendettero nulla perché quello che avevano era di chi aveva fame, freddo e sete.

                                                                                                                                                               Ignazio Colli

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