La richiesta di edificazione, fatta da Francesco Lucchese nel luglio del 1622 e concessa il 9 settembre 1622
A.S.P. fondo Palagonia vol. 518, ff. 111-114, atto del 5 settembre 1621. " Il Vicerè e capitano Generale nel Regno di Sicilia saluta don Francesco Lucchese e Feixo, maestro portolano del predetto regno, consigliere regio diletto. Poiché tenete e possedete per voi, per gli eredi ed i vostri successori il feudo chiamato Culla, posto in Val di Mazara, limitato dai suoi confini con i suoi diritti e prerogative e altre cose, come si contiene nel privilegio dello stesso feudo e poiché il suddetto feudo sia "fruttifero e adatto all'abitazione" e perciò intendiate, in questo feudo, costruire e fare nuova abitazione perchè lì segna il massimo servizio per fare abitazione nello stesso feudo, per l'aumento del seminato e per la comodità degli abitanti, infatti è assicurato ai viandanti il diritto di passaggio e non potendo fare le predette abitazioni tranne che su Licenza Reale, ci faceste supplicare che ci degnassimo di concedere la facoltà e il potere di costruire una nuova abitazione come gli altri baroni; noi in verità, attenti e consideranti i meriti della vostra persona ed anche il comodo e la non irrilevante utilità che vi verrebbero dall'abitazione di luoghi frumentari della Regia Curia e del Regno, infatti i diritti frumentari si ampliano, crescono i raccolti e gli introiti delle tratte, ed è assicurato il diritto di passaggio, e lo stesso regno è decorato, favorevolmente alle vostre suppliche, avute prima informazioni dai regi ufficiali di Agrigento, Sciacca e Corleone, e fattaci dal Consiglio del Patrimonio una relazione nelle cause patrimoniali, il 14 luglio 1622, 4^ indizione, fu provvisto: pagate 400 once, abbia la licenza di abitare e popolare e si faccia il privilegio. Per l'esecuzione e l'osservazione di questo decreto il 4 settembre 1622, 5^ indizione, furono date in contanti, nei registri di questa città in conto della Regia Curia per la predetta causa, 400 once; e con il nostro permesso da ora concediamo e diamo a voi ed ai vostri eredi e successori perpetuamente, ampia, libera e assoluta licenza, facoltà e autorità, senza alcuna riserva, di costruire e di fare nuova abitazione e popolazione nel detto feudo, e così liberamente ed impunemente possiate costruire, abitare e popolare il detto feudo, e in esso fare nuova abitazione con tutte le persone dei due sessi, costruire in esso una torre, un fortilizio ossia castello, edifici, carcere, arrenterie (= censi) e altre cose a vostro piacere, e edificarlo in terra ossia ridurlo a casale con muri, munirlo di torri e altre cose necessarie, circondarlo (di torri, ecc.) e chiamare Lucca la stessa terra, nella quale abbiate ogni giurisdizione e possiate imporre, percepire ed avere ogni diritto di gabelle, dogana, baiulia, arrenteria e tutte quelle altre cose che hanno e fu consueto, possibile e dovuto che avessero legittimamente gli altri baroni del predetto Regno che hanno vassalli, e come meglio fra voi ed i vostri successori e gli abitanti e coloni della predetta terra fu pattuito e accordato, vogliamo che anche voi ed i successori vostri nella terra predetta possiate usare, fruire e avere ogni giurisdizione secondo la forma dei privilegi e capitoli del Regno e in essa ordiniate (che vi siano) un castellano, un segreto, un capitano, un giudice, dei giurati e altri ufficiali necessari ed opportuni che siano accetti a voi e ad i vostri eredi e successori, con ogni giurisdizione, onore ed onere solito e consueto, così e come hanno ed usano avere e possono usare i castellani e gli altri ufficiali di altre terre; e come piacerà e sembrerà meglio a voi e ai vostri eredi e successori, togliere quelli (= gli ufficiali, castellani, ecc.) posti, istituiti, ricevuti e ordinati tutte le volte che vi sembrerà necessario, e crearne ed eleggerne altri ex novo, e anche possiate e vogliate contrattare con gli abitanti della detta terra, e fare capitoli, ordinazioni e statuti come meglio fra voi, i vostri eredi e successori e gli stessi abitanti sarà stato pattuito, ordinato ed accordato come di diritto è lecito e permesso, e anche possiate e vogliate fruire e godere di ogni dignità, giurisdizione, prerogativa, preminenza, onere ed ogni altra cosa di cui gli altri baroni che hanno vassalli in questo regno, per diritto o per privilegi, lettere, consuetudini, che presentemente ed espressamente comandiamo che possano averle, usano e godono e possono e debbono godere, e infine tutte le altre cose da fare, trattare ed interrogare, amministrare, mandare e disporre, che gli altri baroni del regno che hanno vassalli, concesse loro da noi e dai nostri predecessori con la facoltà di comportarsi, fare ed ordinare in qualunque modo possono e sono soliti, restano sempre salvi i diritti della Regia Curia e di chiunque altro, mediante l'autorità Regia della quale fungiamo, ratifichiamo, confermiamo, muniamo della nostra conferma, decreto, autorità e corroboriamo e convalidiamo tutte queste cose predette da poter trattare, fare costruire da ora in poi a voi e ai vostri successori, comando inoltre ai magnifici, Maestro Giustiziere, ai presidenti dei regi tribunali, ai giudici della Regia Gran Corte, ai Maestri Razionali, al Tesoriere e al Conservatore del Real Patrimonio, chiamati anche i procuratori fiscali, e anche tutti gli ufficiali maggiori e minori che hanno potere o qualunque ufficio, titolo, dignità, presenti e futuri, che seguano all'unghia la nostra presente licenza, l'autorità, il potere e la facoltà e ogni altra cosa predetta e infrascritta concessa a voi e ai vostri successori, la compiano, la osservino, e la facciano eseguire, compiere ed osservare secondo il suo contenuto e disposizione più piena e non agiscano diversamente per nessuna ragione o causa, per quanto hanno caro il favore del re, a pena di pagare 1000 ducati al fisco regio. A testimonianza della qual cosa comandammo che si facesse il privilegio, munito della nostra firma e, sul dietro, del grande sigillo reale. Dato a Palermo il 9 settembre 5^ indizione 1622. Il Conte di Casto, vicerè e capitano generale
A seguito di questa concessione l’enfiteuta era obbligato a bonificare le terre concesse piantando vigne et arbori; a costruire due case (vani) per ogni salma di terra concessa nella contrada Gininis oggi sotto il titolo di Lucca ; ad abitarvi con la famiglia per 12 anni consecutivi
Già nel 1623, cioè un anno dopo la concessione della Licenza Populandi, il feudatario Francesca Perollo - che ne aveva riacquistato il titolo perché il marito Francesco Lucchese ne era stato spodestato - pagò alla Regia Corte onze 87 e tarì 10 come tassa per alcune terre concesse a diversi vassalli.
Il 20 giugno 1623 la Baronia di Culla fu elevata a Marchesato di Lucca, spostando così, in modo puntuale, il titolo di Baronia intestato al feudo Culla alla "Nuova Fondazione di Lucca".
Per l'illustre donna Francesca Lucchese. Il Principe Emanuele Filiberto, vicerè, capitano generale, ecc. saluta il Maestro Giustiziere, il tesoriere, ecc.
Il re Filippo IV rende noto a tutti i suoi sudditi che è bene non solo conservare le nobili ed antiche famiglie dei sudditi nel loro avito splendore, ma anche insignire ed illustrare mediante stemmi i loro discendenti.
Per cui, donna Francesca Lucchese, moglie del fu don Francesco, barone di Culla fece supplicare,proponendo le antiche origini della sua nobiltà, di poter riavere la sua dignità di Marchesa di Lucca, il cui possesso teneva a giusti titoli.
Filippo IV le concede di possedere Lucca (fino ad allora Baronia) col titolo di marchesato, e minaccia i trasgressori di punirli con multa di 1000 once,da versarsi al Regio Erario.
Filippo IV concede il privilegio a Madrid, il 20 giugno 1623.
Il privilegio è trascritto a Palermo il 22 gennaio 1624 e
il vicerè Filiberto ne ordina l'esecuzione.
IL LUOGO DOVE SI TROVA LA SEPOLTURA di FRANCESCO PALLI PRINCIPE DI CASTELFRANCO SI TROVA NELLA CHIESA DI SANTA NINFA DEI CROCIFERI SITA A PALERMO IN VIA MAQUEDA.
In detta Chiesa si trovano diverse lapide funerarie sia dei padri crociferi, sia quelli di esponenti della nobiltà siciliana, molti dei quali hanno contribuito, con le loro offerte, alla realizzazione dell'edificio. Il sarcofago in "pietra di paragone" (diaspro nero) posto dietro l’altare è probabilmente il più antico, esso è sormontato da un’epigrafe che ricorda:

D. O. M.
PROECLARÆ VIRTVTES, QVÆ D FRANCO LVCCHESIO
MARCHION LVCCÆ BARONI CVLLÆ, ET GRATIE AD
SVPEROS VIAM ST A ERE NIHIL EIVS PRAETERQVAM
QVOD OSSA CLAVDIS VN HOC TVMVLO AB VXORE
AMANTISSA DA FRANA LVCCHESIO ET PEROLLO, MARCHIONISSA
LVCCÆ, BARONISSA CVLLÆ ET GRATIÆ POSITO
OBYT XXXIIII AGENS ANVM VI° IDS AVGVSTI 1624
BENE FVNCTA PRIVS M PORTOLANI DIGNITATE
Si tratta dunque della
sepoltura voluta da Francesca Perollo, "moglie amatissima" di Francesco Lucchesi
Palli, per il proprio coniuge, morto all'età di 34 anni.
I padri crociferi concessero alla Marchesa di Lucca lo Jus patronato del
presbiterio nel 1624, quando la nobildonna aveva donato 25000 scudi per la sua
costruzione.
pervenuto alla redazione dal collaboratore dott. Giuseppe Mirabella
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