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                                                                      LA PASQUA A LUCCA SICULA      

Beati l’occhi chi vittiru Pasqua

(Beati coloro che sono arrivati vivi e felicemente alla nuova Pasqua)

La Pasqua insieme al Natale è la più importante festa liturgica a Lucca Sicula, con la sola differenza che mentre la seconda è una festa intima, che si trascorre in ambito familiare, accanto al focolare domestico, la prima è una festa di partecipazione, di trasporto, che si manifesta mediante un’appassionata partecipazione popolare. Dove i tre momenti fondamentali di questa ricorrenza la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo, coincidono con il risveglio della natura, infondendo allegrezza per la primavera della natura e dell’anima, per cui diventa una celebrazione collettiva di una ricorrenza sacra ed allo stesso tempo pagana. Dove i momenti di culto si confondono con le fasi di passaggio dalla morte invernale alla rinascita primaverile. Il termine Pasqua deriva dall’ebraico Pesah, che tradotto in greco (Pasca) o in latino (Pascha) significa passare oltre. Mentre nella tradizione ebraica ha una data fissa, cade sempre nel 14° giorno del messe di Nissan, che corrisponde al settimo mese del calendario ebraico (marzo-aprile) e ha una durata di otto giorni. La Pasqua viene festeggiata dagli ebrei, per la loro liberazione dalla schiavitù egizia, quindi per commemorare il passaggio dalla schiavitù alla libertà. La Pasqua cristiana e protestante cade sempre di domenica, ma ha una data mobile, che va dal 22 marzo al 25 aprile, ossia la domenica che segue il plenilunio successivo all’equinozio di primavera. L’equinozio di primavera è il momento in cui il sole incontra l’equatore celeste e notte e giorno hanno uguale durata. La resurrezione di Gesù Cristo è stata collocata in questo periodo, in quanto rappresenta il risveglio, la rinascita, il trionfo di tutta la natura. Nel pasto rituale degli ebrei, detto “Haggadah”, troviamo tra gli altri elementi da consumare, oltre l’agnello, il pane azzimo e le erbe amare, un uovo sodo che simboleggia l’eternità della vita, in quanto non ha principio ne fine. Alcuni di questi cibi li troviamo anche nella tradizione cristiana, l’agnello che simboleggia Cristo Immacolato, che si immola e con il proprio sangue sparso ha rimesso i peccati dell’uomo. L’uovo che simboleggia la resurrezione , l’uscita di Cristo dal sepolcro, come il pulcino nascendo esce dall’uovo.

Domenica delle Palme

I festeggiamenti della Santa Pasqua iniziavano la Domenica delle Palme, che era particolarmente sentita dai ragazzi, i quali si recavano in massa sotto il sacrato della Chiesa del SS Rosario e con in mano un ramoscello di olivo, decorato con dei nastri multicolori e qualcuno con una palma intrecciata. I ramoscelli d’olivo e le palme, in quanto piante sempreverdi, rappresentano l’immortalità dell’anima, la vita eterna. Si attendeva la fine della prima messa, che il parroco celebrava la mattina e da sopra il sacrato procedeva alla benedizione dei ramoscelli, quindi in processione ci si recava verso la Chiesa Madre, per assistere alla Santa Messa solenne. Terminate le funzioni religiose, i fedeli tornavano a casa con i loro rami benedetti, che venivano sistemati sul capezzale del letto e sul portone d’ingresso, per preservare dalle malattie e dalle disgrazie.

Giovedì Santo

Con il Giovedì Santo iniziano i rituali liturgici del triduo pasquale, che celebra la passione, la morte e resurrezione di Gesù Cristo, con due distinte celebrazioni liturgiche. La mattina in cattedrale avviene la benedizione da parte del vescovo degli oli crismali. A sera nella Chiesa Madre viene celebrata la S. Messa in Caena Domini, in ricordo dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli, alla fine della funzione avviene la lavanda dei piedi, al termine della funzione si procede alla spogliazione dell’altare maggiore e degli altri minori, in cui vengono tolte dal sacerdote le tovaglie, i tappeti e i candelieri e coperte le croci e le altre immagini sacre, in segno di lutto solenne. Inoltre, viene svuotato anche il fonte battesimale. A mezzanotte dalla Chiesa del S.S. Rosario esce la vara con la Madonna Addolorata, alla ricerca del Figlio (la cerca), accompagnata in processione da soli uomini che al canto di un struggente lamento locale “a vui monaci, viene portato in giro per le vie del paese. Il rientro avverrà solo all’alba del Venerdì Santo.

                        

                          La Cerca                                                                      27-03-2005

         (L’Addolorata portata in processione da soli uomini)                                                       (adesso viene portata dalle donne)

Venerdì Santo

La mattina del venerdì si recita in processione la Via Crucis, che condurrà L’Addolorata e L’Urna (sepolcro) al Calvario, dove a mezzogiorno avverrà la messa in croce di Cristo. All’imbrunire si ritorna al Calvario per assistere alla deposizione dalla croce di Cristo crocifisso e da lì muoverà la processione dell’Urna e di Maria Addolorata per le vie del paese, seguiti dalla banda che esegue musiche funebri.

                                                                                          

Negli anni sessanta la processione veniva accompagnata solamente dal suono stridulo dei crepitacoli (troccule,girriarola).

                                                     

Troccula                                                 Girriarolu

Sabato Santo

Il sabato santo è il giorno della riflessione, che trascorreva lentamente in attesa della messa di mezzanotte, in cui viene celebrata la resurrezione di Gesù Cristo, a mezzanotte vengono sciolte le campane, per annunciare con uno scampanio festoso il sacro evento.

Nel frattempo le maestranze delle opposte fazione procedono, fino al mattino seguente, ad addobbare le vare (fercoli) dei santi che dovranno partecipare a Lu Ncontru (L’Incontro) della domenica. Una volta le Vare venivano adornate con fiori poveri, che la gente coltivava appositamente per la festa di Pasqua e che rivestivano un forte valore simbolico, come la violacciocca (u balicu) , le calle , i gigli.

                                                        

                                  Violacciocca                                                       Calla                                                            Giglio

                                    (Matthiola Situata)                                    (Zantedeschia Aetiopica)                                     (Lilium Candidus)

La violacciocca, appartenente alla famiglia delle crociferae, rappresenta la fedeltà e la costanza. La calla, appartenente alla famiglia delle Araceae, rappresenta la bellezza semplice e raffinata. Il Giglio, appartenente alla famiglia delle Liliaceae, rappresenta la nobiltà e la fierezza d’animo.

Domenica di Pasqua

Una volta, la mattina di Pasqua, ci si svegliava al suono di due suonatori di tamburo (Tammurinara), che andando in giro per le vie del paese annunciavano la Pasqua. A mezzogiorno si assiste alla Messa solenne cantata, ultimato il rito religioso, si ritorna a casa per consumare un sontuoso pranzo pasquale.

Lu Ncontru

Alle ore quindici in punto le campane della Chiesa Madre, ospitante Gesù Risorto (Resuscitu) e San Giovanni Battista e le campane della Chiesa del S.S. Rosario, ospitante la Madonna Addolorata e San Michele Arcangelo, cominciano a suonare freneticamente a festa per annunciare lu Ncontru (L’incontro tra Cristo Risorto e Maria Addolorata), per poi terminare quando San Michele inizia a fare la spola tra la Madonna e Gesù.

        

                 ‘U Resuscitu (1964)                                                          Ncontru di Pasqua del 1949

Giunto il momento stabilito li Sanmicchilara, piegando le spalle sotto il peso della vara, iniziano a scendere la scalinata del sacrato della chiesa, iniziando a correre a passo di danza verso la piazza, per poi comunicare alla Madonna la resurrezione del Figlio. Uno stuolo di ragazzi e adulti precede il simulacro di San Michele, agitando in mano vigorosi rami di alloro, correndo e saltando, stimolati anche dal suono della banda che segue la statua del santo, avanzano gridando a squarciagola come ossessi viva San Micheli, viva l’Angilu (viva l’Angelo), viva lu Ciliu (viva il Giglio) verso la piazza. Questo tragitto tra la Chiesa del SS Rosario e la piazza verrà percorso per tre volte.

Ultimato il terzo giro San Michele, con a destra la Madonna Addolorata, coperta da un grande mantello nero in segno di lutto, incomincia a muoversi verso il centro della piazza. Dal lato opposto, nel frattempo Li Sangiuvannara e con a sinistra Cristo Risorto, al grido di viva Giuanni (viva San Giovanni), viva lu vecchiu (viva il vecchio) al ritmo accelerato della musica, di corsa guadagnano il centro della piazza per partecipare all’incontro della Madre con il Figlio (Lu Ncontru). Giunti al centro della piazza, tra due ali di folla, a San Michele e a San Giovanni viene fatto fare qualche passo indietro, a questo punto viene tolto all’Addolorata il manto nero, dopodiché il fercolo viene abbassato verso il Cristo Risorto, per permettere alla Madre di baciare i piedi del Figlio, l’incontro viene salutato con un lungo applauso fragoroso di tutti gli spettatori e dal frastuono degli spari di moschetteria (maschiata).

La processione dopo Lu ‘Ncontru

A questo punto in un tripudio festoso dei partecipanti, le vare vengono fatte ondeggiare, lanciate in aria, al ritmo dei rispettivi inni intonati dalle bande (la sanmichilara e la sangiuvannara). Quindi si predispone la fila con in testa San Michele, dietro San Giovanni, appresso la Madonna e a chiusura della fila Cristo Risorto, per intraprendere la processione per le via del paese. Iniziando dalla piazza si compie lu giru di li santi, un antico tragitto cittadino, dove i portatori, sollevando sulle spalle le vare ed al suono dei propri inni, percorrono le vie del paese, facendoli ballare. Ogni tanto si fermano per recuperare le forze ed i cittadini offrono loro del vino e dei dolci, dopo essersi rifocillati sollevano i fercoli che sembrano traballare, inclinandosi su un lato e poi sull’altro, fino a quasi rovesciarsi sulla gente, per poi ripigliare l’equilibrio ed avviarsi per completare la processione. Terminata la processione, la Madonna viene accompagnata alla Chiesa del SS Rosario e Cristo Risorto alla Chiesa Madre, mentre San Giovanni e San Michele vengono trasferiti nuovamente in piazza per le Rigattiate.

Li Rigattiati

La rigattiata è una rappresentazione religiosa partecipativa di giubilo da parte dei devoti appartenenti alle due fazioni, che si esprime portando in spalla le vare di San Giovanni e di San Michele, sfarzosamente addobbati, correndo per tutta la piazza, fermandosi ogni tanto per recuperare le forze, lanciarle in forza delle braccia per aria, riprenderle a volo, per poi ritornare a correre in una sorta di danza frenetica, che viene accompagnata dalle bande musicali al suono dei rispettivi inni di appartenenza. Ma è anche una manifestazione di grande rivalità tra le opposte fazioni, che qualche volta sfocia in grandi alterchi, anche all’interno della stessa famiglia. Molto spesso succede marito e moglie appartengono a fazioni diverse, in quanto l’appartenenza viene tramandata da padre in figlio per tradizione familiare. Le rigattiate sono precedute dall’entrata dell’alloro, dove una corda di giovani, che recano in mano vigorosi rami di alloro, si portano verso le chiese dalle quali usciranno i santi.

Alloro (Laurus Nobilis)

La popolazione di Lucca Sicula è divisa in due fazioni o gruppi di appartenenza: Sanmichilara (devoti di San Michele) e Sangiuvannara (devoti di San Giovanni Battista). I due gruppi di fedeli si misurano nelle cosiddette rigattiate, la cui durata è di trenta minuti per ogni fazione. Per stabilire chi deve iniziare per primo a ballare, viene effettuato un sorteggio.

       

                               San Michele (Pasqua 1984)                                             San Giovanni (Pasqua 1984)                           

Solo allora i giovani si piegano sotto gli assi di legno (castagnola), che sorreggono la vara,per sollevare il simulacro artisticamente addobbato con figure e motivi in cartapesta o floreali, i cui soggetti variano annualmente, la portano sulle spalle e cominciano la cosiddetta abballatina di li santi. La folla spettatrice con partecipazione sollecita i portatori, che fanno ballare la vara al ritmo incalzante della marcia tradizionale, eseguita dalla banda musicale. Le rigattiate sono una sintesi tra fede e folklore, intrise di religiosità e di paganesimo. Alla Statua di San Giovanni vengono appesi dei campanelli e a quella di San Michele dei sonagli (cincianeddri), simboli arcaici di riti propiziatori, il cui scopo è quello di scacciare le forze negative e sancire la vittoria del bene sul male. La presenza dell’alloro come simbolo di rinascita vegetale e come albero-santo, portatore di fecondità, che con il suo movimento frenetico, insieme alla danza gioiosa dei santi nelle rigattiate, espressione di esibizione di forza virile, vogliono sia il riscatto dell’uomo dal peccato originale, grazie al sacrificio di Cristo in croce, che la celebrazione del risveglio della natura in primavera. Infatti lo scopo che originariamente doveva essere solo quello di una grande festa collettiva, con il passare degli anni si è trasformata in competizione. Per cui ogni gruppo,alla fine, si vanta di avere vinto la gara, grazie agli addobbi della vara e allo spettacolo pirotecnico offerto, ma in realtà è una vittoria effimera, infatti gli unici che vincono sono i fochisti, che si portano a casa diverse migliaia di euro, lasciando le liti ai due gruppi. Terminate le rigattiate, si procede nuovamente al sorteggio per chi deve sparare per primo, quindi si procede all’esecuzione degli spettacoli pirotecnici, al termine dei quali avviene il rientro nelle rispettive chiese di appartenenza, San Giovanni nella Chiesa Madre e San Michele nella Chiesa del S.S. Rosario.

Gastronomia Pasquale

Anche sul piano gastronomico, la Pasqua viene commemorata, con una serie di preparazioni rievocative della ricorrenza. In primo piano l’agnello che viene cucinato rigorosamente a forno con le patate e poi le pecorelle di pasta reale, che simboleggiano il sacrificio di Cristo e pertanto vengono guarniti con confetti colorati e muniti del vessillo rosso simbolo della resurrezione. Ed ancora li pupa con l’ova, una sorta di grande biscotto, che assume diverse forme, in cui vengono incastonati uno o più uova. Infine nella tradizione lucchese nel pranzo pasquale non poteva mancare la cassata tradizionale ed il gallo cucinato a brodo da cui il famoso detto: “fici la fini di lu gaddru di pasqua (Ha fatto la fine del gallo di pasqua).

                 

                                   Agneddru di Pasqua                               Pupa cu l’ova

(a cura della redazione di luccasicula.name)

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